DAL SEGNO GRAFICO AL CONTENUTO. IN EQUILIBRIO TRA FUNZIONALITÀ ED ESTETICA.

“Il design è parte integrante del processo creativo”, osserva Jessica Dagrada, Socio fondatore di NextBrand e Senior Account Strategy e New Business. “Quando progettiamo una nuova forma, dobbiamo essere in grado di bilanciare contenuti di tipo progettuale, strutturale ed estetico. La forma dà sostanza fisica alle idee creative e lo shape design è un elemento fondamentale dell’identità di prodotto e dell’esperienza di marca. Un packaging di qualità dovrà essere ergonomico, maneggevole, facile da usare, ma dovrà anche tenere conto del materiale più idoneo in relazione al contenuto e, oggi più che mai, avere un impatto ambientale sempre più ridotto, individuando materiali da fonti rinnovabili, biodegradabili e compostabili”. Importante è individuare il punto di incontro tra elementi di natura diversa, come gli aspetti software e quelli hardware, la sintesi tra un piano di immagine e uno di funzione. Il design, infatti, è spesso un momento di coesione tra le istanze del cuore e quelle della mente.

“Nella progettazione di un nuovo packaging la vera sfida consiste nella capacità di trovare il giusto equilibrio tra funzionalità ed estetica. Un packaging ben congegnato deve essere attraente, ma allo stesso tempo funzionale. La semplice ricerca estetica porterebbe alla realizzazione di un bell’esercizio di stile, magari appagante per chi l’ha studiato, ma che non trova un’applicazione pratica nella vita di ogni giorno. Chi non ricorda la famigerata Caffettiera del masochista? Dinanzi a oggetti non correttamente progettati il consumatore vive una sensazione d’incapacità molto forte, quando in realtà la colpa è di chi l’ha progettato, senza considerare le normali attività mentali, la cui comprensione e conoscenza è fondamentale per la progettazione di prodotti e ambienti.

In NextBrand amiamo creare oggetti desiderabili e che invitano all’interazione: oggetti da prendere, toccare e amare. Studio delle tendenze a livello internazionale, valutazione attenta dei valori di marca e dei suoi obiettivi, ricerca tecnica e di fattibilità sono gli ingredienti per lo sviluppo di un design unico”. Con qualche variabile in più oggi rispetto a ieri. L’aumento dei touchpoin in cui il brand incontra il consumatore, infatti, impone un modo nuovo di pensare anche al design di prodotti e marchi. “Gli oggetti devono sorprenderci e, come pagine di un diario, in qualche modo devono aggiungere qualcosa e parlare di noi. Il compito del designer è innanzitutto quello di andare alla ricerca dell’anima più profonda di ciascun brand o prodotto, per plasmarla con originalità e mestiere in una nuova forma e dar vita a una nuova storia di successo, capace di instaurare una relazione intima con il consumatore.

I nuovi strumenti tecnologici, inoltre, potenziano ulteriormente la capacità comunicativa di un brand o di un prodotto, favorendo la costruzione di una relazione sempre più interattiva, dinamica e personalizzata con il cliente”. In effetti, il design di un oggetto, di un luogo o di un marchio, racchiude e racconta una storia; accoglie in sé l’eredità del passato ma si proietta nel futuro. E a tale riguardo, una delle abilità che bisogna sviluppare è quella di saper individuare oggi ciò che dovrà vivere anche domani e dopodomani. “Un marchio, in effetti, è la sintesi tra passato e futuro, un segno contemporaneo che racchiude in sé la storia, i valori e le aspirazioni dell’azienda.

Il designer deve essere in grado di interpretare con originalità e intuizione la vision aziendale, con l’obiettivo di far evolvere l’identità visiva di un brand o di
un prodotto, proponendo un’innovazione “disruptive”, capace di lasciare un segno indelebile nella mente del consumatore di oggi e allo stesso tempo di guardare a nuovi mercati e ai clienti che verranno”.

In considerazione dell’ampiezza del mondo di riferimento, che spazia trasversalmente in tutti i comparti merceologici e in tutti gli ambienti, non è semplice trovare un filo conduttore che unisca un po’ tutti gli ambiti in cui il design trova applicazione, un sentiment che accomuni i progetti in cui il segno grafico ha un ruolo importante. “In ogni caso, riteniamo che, in tutti i campi in cui il design si esprime, non si possa prescindere dall’individuazione di una forte interazione e di un equilibrio fra innovazione, applicazione tecnologica, buon disegno e interesse per il singolo e per la collettività. Il punto di arrivo di questo processo dovrebbe essere rappresentato dal design sostenibile”.

Per quanto riguarda NextBrand, l’approccio progettuale si sintetizza in due concetti: passione creativa e pensiero strategico. “Ispirati dalla strategia creativa, lavoriamo con l’obiettivo di creare packaging che non solo abbiano un forte impatto a scaffale, ma lascino un segno nella mente del consumatore. Quali sono, quindi, gli ingredienti per creare un packaging vincente? Forma e materiali innovativi, struttura razionale dei contenuti, copy d’impatto, qualità del visual e design grafico originale. Perché un pack non deve essere solo bello da guardare, ma deve essere anche funzionale per fare realmente la differenza. Guidati da questi criteri, affrontiamo quotidianamente le sfide lanciate dai nostri clienti, con l’obiettivo di costruire una nuova storia di successo”.

Il restyling degli oli di semi Sagra ben rappresenta il nostro approccio. “Ci siamo focalizzati sulla messa a punto di un design minimal e ordinato, stravolgendo i tradizionali approcci grafici adottati in questo comparto, solitamente molto colorati e ridondanti. La grafica è stata pensata per comunicare in modo rapido ed efficace i key benefits che caratterizzano ogni tipologia di olio e per guidare il consumatore alla scelta più adatta in funzione delle sue esigenze in cucina. Il nuovo system graphic valorizza inoltre il brand Sagra, massimizzandone l’impatto visivo on pack, creando inoltre un forte elemento di sistematicità con gli altri prodotti in gamma.